Dalla Chiesa di San Nicolò all’Osteria “L’Aldiquà”
Forlimpopoli è l’antico “Forum Popilii” e le sue origini sono presumibilmente legate alla famiglia romana Popilia (268 a,c,). Dopo il periodo d’oro romano, Forlimpopoli conosce secoli di distruzioni e di saccheggi e solo attorno al 1500 riprende vigore, viene ricostruita e fortificata, risorgono le case e i luoghi di culto.
La chiesetta di S. Nicolò è una delle 7 chiese che si possono contare dentro le mura. Inizialmente è di proprietà di Brunoro II Zampeschi, signore di Forlimpopoli che nel 1573 la restaura e l’abbellisce. Nel 1675 i “Confratelli dei battuti neri” (Confraternita della morte) ottengono la concessione della chiesa, ormai di nuovo cadente, dal principe Giulio Savelli, erede di Brunoro. Come unica contropartita il principe pretende l’affissione di una iscrizione commemorativa di quel nobile gesto.
La lapide a futura memoria è ancora all’interno della chiesa esposta sopra il portone di ingresso.
La Confraternita della Morte in occasione della prima adunata nella chiesa, elegge San Nicolò come compatrono della compagnia, in riferimento a S. Nicola di Bari, il santo che difende i poveri, che ha a cuore i sofferenti e gli emarginati.
Nel 1750 i Confratelli ristrutturano S. Nicolò, costruiscono la cupola, fino ad allora mancante, restaurano alcune opere d’arte all’interno della chiesa. Da allora la storia di S. Nicolò cammina parallela alla storia dell’ospedale Hippolito Gardini, distante un centinaio di metri: “Questo ospitale ha la sua chiesa: da quella potrà trasportare il viattico a’ suoi infermi, ed in quella fare le mortuarie funzioni”. Verso la fine dell’800, l’ospedale si trova ad affrontare gravi difficoltà economiche, la chiesa viene “declassata” a magazzino e concessa in affitto alla ditta Casadei & c. che la utilizza come deposito di “semenzine”. Le sorti ingloriose della antica chiesetta degli Zampeschi provocano sconcerto tra i fedeli forlimpopolesi.
Nel 1919 San Nicolò viene acquistata per 8.500 lire dalla signora Leoni, successivamente diviene un magazzino di scarpe,poi di frutta e infine nel 1986 un deposito di ferramenta. Nel 2006 l’attuale proprietario ha provveduto con la massima cura al restauro conservativo della stessa.
Ora la chiesetta di S. Nicolò è “ L’aldiquà’”, osteria di tradizione.